E’ una distanza che coniuga la qualità veloce con quella resistente.
La componente aerobica, pur rivestendo un ruolo importante, non è l’unico aspetto che merita attenzione.
E’ una distanza in cui bisogna saper gestire una fatica alta per un lungo periodo; ovvero bisogna convivere con elevati livelli di produzione lattacida.
Per ottenere questo, dovremo lavorare su ritmi che vanno dal massimo consumo di ossigeno a quelli di soglia anaerobica.
In termini più pratici e meno empirici( od accademici se preferite),possiamo dire:
In un corridore ben allenato, l’indice di performance di passaggio dal tempo dei 10 km a quello dei 5000 metri è di 10” al km più veloce.
Un ‘atleta che corre i 10000 in 40′,dovrebbe correre i 5000 in 19’10”, ovvero a 3’50” al km di media.
Nel suddetto atleta, il massimo consumo di ossigeno si presuppone essere al ritmo di 3’40” ed un valore(stimato) della San intorno ai 4’05”al km.
I lavori utili dunque in chiave sviluppo, saranno i corti veloci(sviluppo qualità resistenti), le ripetute brevi(sviluppo delle qualità lattacide); le salite, le esercitazioni di potenziamento a corpo libero o coi pesi, andranno benissimo nel periodo non agosnistico.
Stesso discorso vale per il fondo medio.
Importante sottolineare che i ritmi da inserire nelle varie sedute di allenamento, vanno valutati molto bene e calibrati e alle esigenze del singolo atleta e alle sue capacità.
L’argomento da me qui trattato è molto generale e fornisce solo una visione globale di un argomento molto piu’ approfondito.

Alberto Biscardi


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